Solo poche righe.
Il 25/07/08 è morto Randy Pausch il professore di Informatica della CMU che, affetto da carcinoma pancreatico, aveva stupito il mondo con la sua "last lecture".
Ho seguito il suo blog ed i suoi aggiornamenti in tutti questi mesi.
Vi chiedo di informarvi su di lui perchè effettivamente c'è ancora chi lascia il segno.
Mi dispiace molto che non ci sia più...mi ha aiutato.
sabato 9 agosto 2008
domenica 29 giugno 2008
POETRY CORNER
- Potrei voler indagare su ogni aspetto della umana specie. Mi accontento di conoscerne mediocremente la struttura e di non capirne affatto la natura. Potrei vedere il male in ogni aspetto e trovare la felicità nello stesso, senza per questo amare il male. Potrei condividere le mie gioie senza congiuntamente comprendere le altrui sventure, tanto c'è sempre chi sta peggio e chi peggio di lui. Potrei farlo se esistessi...invece semplicemente vivo.
venerdì 6 giugno 2008
RAPING MYSELF
Parlano di me come se nulla fosse accaduto, mentre io sto fluttuando a mille metri da terra.
Non c'è esperienza peggiore di quella che non si riesce a descrivere, non c'è fine più brutta di quella che si riesce a prevedere.
Nichilismo?...Decadentismo? No! La voglia di felicità pulsa in me come un desiderio primordiale, come un insulto vegetativo che ahimè non riesco proprio a liberare.
Non c'è esperienza peggiore di quella che non si riesce a descrivere, non c'è fine più brutta di quella che si riesce a prevedere.
Nichilismo?...Decadentismo? No! La voglia di felicità pulsa in me come un desiderio primordiale, come un insulto vegetativo che ahimè non riesco proprio a liberare.
venerdì 25 aprile 2008
TRA DI NOI
Sono appena tornato a casa.
Siamo usciti in 4 e seduti ad un tavolo abbiamo riso di noi.
Penso che in fondo tanto disagio vada condiviso, così diventa più grande e lo vedono tutti.
Non siamo soli, ma le donne non ci aiutano.
Siamo usciti in 4 e seduti ad un tavolo abbiamo riso di noi.
Penso che in fondo tanto disagio vada condiviso, così diventa più grande e lo vedono tutti.
Non siamo soli, ma le donne non ci aiutano.
mercoledì 16 aprile 2008
VITTORIA!
Così ha scritto una donna.
Bellissima ragazza nulla da dire, particolare e burrosa al punto giusto.
Quando dico burrosa intendo quelle ragazze che hanno un po' d'adipe saggiamente distribuito, lontano dall'essere fastidioso o paragonabile ad una Venere preistorica.
Io devo sopprimere la rabbia, penso che sia giusto farlo soprattutto quando questo ti porta ad un impatto con la deontologia sociale del "quieto vivere". Rispetto queste regole, per adesso non mi pesano...domani sarò più leggero.
Ma è proprio quando capisco che sto sopprimendo un istinto espressivo che rifletto.
Riflettere secondo me è l'espressione massima del disagio, la riflessione nasce dall'inadeguatezza del contenuto (sia essa oggettiva o percepita come tale...interpretata), come l'occhio è l'unico punto di accesso esterno al nostro sistema nervoso (se metto la luce nella pupilla vedo la retina) così la riflessione è un ponte esclusivo con la morte. Chi pensa ammette una sua esauribilità nel tempo.
Chi non riflette non ha disagio, non ha dubbi, non vuole sparire.
Così però si nega l'esistenza... Questa ragazza non vuole sparire, non ha dubbi, ma forse sente un disagio in un possibile "rifuto di consensi" e concentra tutta la sua energia vitale nei genitali.
Non può esprimersi nè riflettere perchè la parola, l'immagine, il concetto non si ribellano nella sua mente poichè semplicemente non vi albergano. Lei è solo donna e usa i suoi strumenti: la vagina ed i seni.
In questo trovo la genialità della natura: Darwinismo e istinto di sopravvivenza.
Associare la forza dell'essere umano a trionfalismi fallici, alla pulsione, al riflesso, all'odore è anacronistico. Queste cose fanno parte della semplice struttura dell'uomo, mentre è proprio la destrutturazione, l'estrapolazione del singolo elemento ed il suo riutilizzo che possono fare di un inetto rifiutato un inetto integrato.
Ecco che lei usa la vagina, che non dovrebbe avere significato se separata dal resto del corpo e dell'essere. La usa su "messenger" perchè non può avere rapporti di esclusività. La usa toccando un tema nazional-popolare come le elezioni politiche...e così riesce ad identificarsi, integrando la frase ad una sua foto seminuda, non argomentando, usando frasi trionfalistiche e molte emoticons.
In un attimo quella che è una nullità si piega su un piano rigido, si abbassa gli slip e comincia a farsi possedere da tergo da un orda impazzita di maschi, presenti con il fallo ma assenti con la mente. In un istante lei ha fatto capire: quale è il suo orientamento politico, il suo stato d'animo, il rapporto tra i due e il fatto che ora è pronta per un nuovo consenso avendo arricchito il suo misero Ego di un contenuto aggiuntivo (o di quello che lei percepisce come tale). "Non giudicatemi...amatemi e riempite il mio ventre della vostra approvazione, ne ho bisogno, è l'unico modo per potermi esprimere." Dopo ci incontreremo tutti all'aperitivo e lì torneremo uguali di fronte alla morte.
Riflettere, flirtare e fottere sono tre sfaccettature di una stessa realtà... quando senti che non puoi farcela.
Bellissima ragazza nulla da dire, particolare e burrosa al punto giusto.
Quando dico burrosa intendo quelle ragazze che hanno un po' d'adipe saggiamente distribuito, lontano dall'essere fastidioso o paragonabile ad una Venere preistorica.
Io devo sopprimere la rabbia, penso che sia giusto farlo soprattutto quando questo ti porta ad un impatto con la deontologia sociale del "quieto vivere". Rispetto queste regole, per adesso non mi pesano...domani sarò più leggero.
Ma è proprio quando capisco che sto sopprimendo un istinto espressivo che rifletto.
Riflettere secondo me è l'espressione massima del disagio, la riflessione nasce dall'inadeguatezza del contenuto (sia essa oggettiva o percepita come tale...interpretata), come l'occhio è l'unico punto di accesso esterno al nostro sistema nervoso (se metto la luce nella pupilla vedo la retina) così la riflessione è un ponte esclusivo con la morte. Chi pensa ammette una sua esauribilità nel tempo.
Chi non riflette non ha disagio, non ha dubbi, non vuole sparire.
Così però si nega l'esistenza... Questa ragazza non vuole sparire, non ha dubbi, ma forse sente un disagio in un possibile "rifuto di consensi" e concentra tutta la sua energia vitale nei genitali.
Non può esprimersi nè riflettere perchè la parola, l'immagine, il concetto non si ribellano nella sua mente poichè semplicemente non vi albergano. Lei è solo donna e usa i suoi strumenti: la vagina ed i seni.
In questo trovo la genialità della natura: Darwinismo e istinto di sopravvivenza.
Associare la forza dell'essere umano a trionfalismi fallici, alla pulsione, al riflesso, all'odore è anacronistico. Queste cose fanno parte della semplice struttura dell'uomo, mentre è proprio la destrutturazione, l'estrapolazione del singolo elemento ed il suo riutilizzo che possono fare di un inetto rifiutato un inetto integrato.
Ecco che lei usa la vagina, che non dovrebbe avere significato se separata dal resto del corpo e dell'essere. La usa su "messenger" perchè non può avere rapporti di esclusività. La usa toccando un tema nazional-popolare come le elezioni politiche...e così riesce ad identificarsi, integrando la frase ad una sua foto seminuda, non argomentando, usando frasi trionfalistiche e molte emoticons.
In un attimo quella che è una nullità si piega su un piano rigido, si abbassa gli slip e comincia a farsi possedere da tergo da un orda impazzita di maschi, presenti con il fallo ma assenti con la mente. In un istante lei ha fatto capire: quale è il suo orientamento politico, il suo stato d'animo, il rapporto tra i due e il fatto che ora è pronta per un nuovo consenso avendo arricchito il suo misero Ego di un contenuto aggiuntivo (o di quello che lei percepisce come tale). "Non giudicatemi...amatemi e riempite il mio ventre della vostra approvazione, ne ho bisogno, è l'unico modo per potermi esprimere." Dopo ci incontreremo tutti all'aperitivo e lì torneremo uguali di fronte alla morte.
Riflettere, flirtare e fottere sono tre sfaccettature di una stessa realtà... quando senti che non puoi farcela.
martedì 26 febbraio 2008
LE PERSONE ANZIANE
"Le persone anziane non esistono sai?" UGO
Ho visto persone di più di settant'anni fare commenti spinti sulle velleità di una giovane cinquantenne: bella, madre, che ha già portato nel suo utero due figli. Essi ridevano, ma godevano. Ho sentito le loro lingue muoversi con una scioltezza che il tempo sembrava ormai aver plastificato e i loro singhiozzi di approvazione erano rapidi e guizzanti. Ero nel bel mezzo di una masturbazione di gruppo. Mi coinvolgevano stimolandomi a pronunciarmi sulle mie sensazioni: ma sono giovane, non posso esservi utile. Si guardavano negli occhi con complicità e le parole dell'uno lanciavano i pensieri dell'altro. Io li capivo benissimo e non potevo dirgli "andate a scopare altrove!". Non qui! Non davanti a me! Non ho voglia di guardarvi! Poi più nulla: uno di loro riprende il badile e sporco di terra inizia a parlare dell'inutilità delle targhe alterne nel comune. Hanno goduto e non vogliono fare le coccole. Io non voglio le targhe alterne.
L'IPER-MORALE E LA MUFFA DEL TEMPO
Voi pensate seriamente che un' etica derivata dall'esperienza possa essere veramente definita come tale? Mi spiego meglio. Seguire ‘i dettami del quieto vivere’ sapendo che questi derivano da almeno tre generazioni di esperienza, inficiate dai più disparati panorama storici e culturali, penetrati e regolamentati dalle più machiavelliche pastoie politiche e religiose, è effettivamente produttivo? Troppo tardi forse per riaccreditare in toto "La Critica della Ragion Pratica" di Kant, ma abbastanza presto per guardare oltre, facendo nascere una nuova morale dal Nichilismo moderno. Tanto viaggiamo verso il niente, che spesso si ha l'illusione di essere persi nel limbo della conoscenza...anzi dell'Iper-Conoscenza. E allora perché non dare vita ad una Iper-Morale? Perché ritardare ‘il progresso’ con l’insicura e handicappante voglia di affidarsi all'esperienza decontestualizzata. Il passato esiste ed è fondamentale nella ‘Consecutio Temporum’ dell'Essere (io non sarò se non ero!), ma l'Essere non è più nel passato. Grave errore giudicare un atto come immorale o contravvenente a qualsivoglia etica, interrompendo il ‘flow’ temporale al momento del presente. Non morale nel passato, immorale nel presente? Iper-morale nel futuro. L'iper-morale sovrasterà la non-morale odierna presente ormai anche nel Codice Civile. L'iper-morale è in rapporto col passato, ma non come lo si intende oggi. L'iper-morale ha un rapporto con la vita, ma non con la persona: è reale, depersonalizzata, ma non decontestualizzata.
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