martedì 26 febbraio 2008

L'IPER-MORALE E LA MUFFA DEL TEMPO

Voi pensate seriamente che un' etica derivata dall'esperienza possa essere veramente definita come tale? Mi spiego meglio. Seguire ‘i dettami del quieto vivere’ sapendo che questi derivano da almeno tre generazioni di esperienza, inficiate dai più disparati panorama storici e culturali, penetrati e regolamentati dalle più machiavelliche pastoie politiche e religiose, è effettivamente produttivo? Troppo tardi forse per riaccreditare in toto "La Critica della Ragion Pratica" di Kant, ma abbastanza presto per guardare oltre, facendo nascere una nuova morale dal Nichilismo moderno. Tanto viaggiamo verso il niente, che spesso si ha l'illusione di essere persi nel limbo della conoscenza...anzi dell'Iper-Conoscenza. E allora perché non dare vita ad una Iper-Morale? Perché ritardare ‘il progresso’ con l’insicura e handicappante voglia di affidarsi all'esperienza decontestualizzata. Il passato esiste ed è fondamentale nella ‘Consecutio Temporum’ dell'Essere (io non sarò se non ero!), ma l'Essere non è più nel passato. Grave errore giudicare un atto come immorale o contravvenente a qualsivoglia etica, interrompendo il ‘flow’ temporale al momento del presente. Non morale nel passato, immorale nel presente? Iper-morale nel futuro. L'iper-morale sovrasterà la non-morale odierna presente ormai anche nel Codice Civile. L'iper-morale è in rapporto col passato, ma non come lo si intende oggi. L'iper-morale ha un rapporto con la vita, ma non con la persona: è reale, depersonalizzata, ma non decontestualizzata.

1 commento:

Anonimo ha detto...

"Troppo tardi forse per riaccreditare in toto "La Critica della Ragion Pratica" di Kant, ma abbastanza presto per guardare oltre, facendo nascere una nuova morale dal Nichilismo moderno."

Ciao, blogger, io credo che il problema principale dell'indagine sulla possibilità di una morale sia proprio quello di volerla far sorgere da o fondarla su qualcosa. Di per se non credo che niente possa essere fondato sul nichilismo perchè il nichilismo è la fine della storia e quindi la fine di tutto il Concettuale, di tutti i concetti, di tutte le fondazioni e giustificazioni. Si dà giustificazione o si fonda qualcosa solo dall'interno della rete dei concetti, all'interno dell'ideale. Di per se il nichilismo è l'esperienza dell'estinzione e della interruzione della continuità dei concetti. Il nichilismo credo vada inteso non come coerente autocontraddizione del pensiero coerente, quanto piuttosto come esperienza dell'estinzione e del disinnesco dell'attività mentale-concettuale. Ciò che inquieta di più del nichilismo non è il suo valore storico, il valore che ricopre all'interno della storia del pensiero, ma quanto la sua possibilità di schiudere al nuovo. Si fa primariamente esperienza del nichilismo e questa esperienza è esperienza dell'interruzione di ogni processo di fondazione. Con il nichilismo iniziamo a muoverci fuori dal mentale e fuori dalle giustificazioni. In questo credo si possa parlare di Iper-morale o di eticità post-morale. Ma credo che in ogni caso non potremo mai più pensare la morale come un oggetto stabile o un principio che ritornando a noi dal passato dove lo releghiamo è in grado di fornirci indicazioni sul comportamento da adottare. Il nichilismo è la vita che resite e persiste oltre il disinnesco e la disabilitazione del rapporto causa conseguenza. Dobbiamo abbandonare ciò che è dietro e guardare solamente ciò che è davanti. Questo non è un principio o una norma, ma solo una proposta di intervento che potrebbe pure portarci a stadi di ebbrezza e liberta superiori.
Una buona parte del pensiero che va dal 1850 al 1950 ha fornito agli stessi pensatori gli strumenti per sospettare della esaustività e della ragionevolezza del pensiero. Dall'interno della roccaforte del pensiero, a seguito di indagini critiche sulla propria affidabilità e credibilità, il pensiero ha fornito gli strumenti per l'attuazione di una reale iconoclastia e di uno smantellamento della stessa struttura coerente costruita dal pensiero. Il problema è che questi strumenti, questi messaggi di crisi provenienti dal pensare stesso potevano solo predire la venuta del nichilismo, ma non potevano essere il nichilismo proprio perchè questo è l'abbandono delle stesse indagini critiche, è esperienza di una modalità di permanenza nell'esistere completamente altra dalla pratica del giustificare, contenere, progettare e pianificare con il pensiero.


Esperire il nichilismo però non comporta l'essere senza senso.



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